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Quando uno spazio torna a essere comunità

2026-01-23 11:33

Michele Todisco

Racconti / manimaestre, artigianato-artistico, dikuntu, agricoltura, comunita,

Quando uno spazio torna a essere comunità

Mani Maestre e Dikuntu all’ex asilo di Cocquio Trevisago. Ci sono spazi che non sono mai davvero vuoti.

Mani Maestre e Dikuntu all’ex asilo di Cocquio Trevisago.

Ci sono spazi che non sono mai davvero vuoti.
Anche quando restano chiusi, continuano a trattenere memorie, voci, possibilità. L’ex asilo di Cocquio Trevisago è uno di questi luoghi: un edificio che per anni ha avuto una funzione precisa e che oggi torna lentamente a essere attraversato, abitato, rimesso in relazione con il territorio.

Non come contenitore neutro, ma come spazio vivo.

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Abitare non è occupare

Abitare un luogo non significa semplicemente usarlo.
Significa prendersene cura, riconoscerne la storia, accettare che i tempi siano più lunghi di quelli di un progetto o di un calendario.

È da questa idea che nasce la collaborazione tra Mani Maestre e l’associazione Dikuntu: non dalla necessità di “fare attività”, ma dalla volontà di costruire continuità, presenza e responsabilità condivisa.

Un luogo torna a essere comunità quando smette di essere solo uno spazio disponibile e diventa uno spazio attraversato con intenzione.

Un incontro naturale

L’incontro tra Mani Maestre e Dikuntu non è stato solo il risultato di una ricerca di partner, ma il riconoscimento di una visione comune.

Da una parte, il lavoro di Dikuntu sulla rigenerazione dell’ex asilo e sulla costruzione di pratiche sociali e culturali radicate nel territorio in campo agricolo.  Dall’altra, il percorso di Mani Maestre sull’artigianato come pratica culturale, sul fare come esperienza condivisa e non come semplice produzione.

Due approcci diversi, ma compatibili.
Entrambi fondati sull’idea che i luoghi non si animano da soli e che le relazioni vengano prima dei format.

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Cosa accade in questo spazio

All’interno dell’ex asilo hanno preso forma laboratori, percorsi, momenti di incontro che non rispondono a una logica di consumo rapido. Tra questi, il laboratorio di ceramica raku è diventato uno degli esempi più chiari di come il fare artigianale possa generare relazioni.

Non si tratta solo di apprendere una tecnica, ma di condividere un tempo. Di lavorare insieme, osservare, sbagliare, attendere. Di costruire un clima in cui le persone possano sentirsi legittimate a partecipare, indipendentemente dal livello di competenza iniziale.

Lo spazio, in questo senso, non è uno sfondo: è parte attiva del processo.

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Dare spazio alle nuove generazioni

Un elemento centrale di questa collaborazione è stato il coinvolgimento dei giovani.
Grazie al progetto Giovani in Circolo, all’interno del bando Smart 2.0 di Regione Lombardia, il laboratorio di ceramica ha accolto ragazze e ragazzi tra i 14 e i 34 anni in un percorso gratuito, accessibile, non competitivo.

La gratuità non è stata una concessione, ma una scelta politica: creare uno spazio in cui sperimentare senza la pressione del risultato, dove il valore dell’esperienza non fosse misurato in termini di performance.

Per molti partecipanti, è stato il primo contatto con una pratica artigianale vissuta come occasione di relazione e non come esercizio isolato.

Una relazione che cresce nel tempo

La collaborazione tra Mani Maestre e Dikuntu non si esaurisce in un singolo progetto.
È un processo che guarda avanti, con la preparazione di nuovi percorsi per il 2026 e con l’apertura, a partire da febbraio, di un laboratorio esperienziale rivolto ai soci di APS Parteno e Dikuntu.

Non si tratta di replicare formule, ma di continuare ad abitare lo spazio in modo coerente, ascoltando ciò che emerge e adattando le pratiche alle persone che lo attraversano.

La continuità, in questo senso, è parte integrante del lavoro.

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Una posizione condivisa

Crediamo che i luoghi tornino vivi solo quando vengono attraversati con responsabilità, non consumati.
Che la cultura non sia un evento da programmare, ma una pratica da coltivare nel tempo.
E che le collaborazioni più solide siano quelle che nascono dal riconoscimento reciproco, non dalla necessità.

È da qui che nasce il lavoro condiviso all’ex asilo di Cocquio Trevisago.
Ed è da qui che continua.

 

I racconti che nascono da questo spazio continuano nel tempo, insieme alle persone che lo abitano.